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L'Allegoria del Tempo rientra ai Musei civici di Palazzo Buonaccorsi ‬

 
riposizionamento dell'opera nella sala
Il dipinto di soggetto profano di Giovanni Battista Beinaschi, una delle personalità più originali del Barocco, è tornato nella sua sala espositiva dei Musei civici di Palazzo Buonaccorsi a Macerata.  L’opera è rientrata da Roma dove è stata esposta nell’ambito della mostra “Barocco a Roma. La meraviglia delle arti” organizzata dalla Fondazione Roma Museo a Palazzo Cipolla (1 aprile- 26 luglio).

Per l’occasione l’opera maceratese è stata oggetto di un attento restauro volto a rimuovere il velo giallo che alterava la superficie pittorica restituendo “un ottimo esempio dello stile concitato e del tenebrismo beinaschiano, sublimato da un dinamismo dinamico  e un mirabile controllo disegnativo, espresso dal potente scorcio anatomico” (come osservato da Francesco Petrucci nel catalogo ella mostra)

Beinaschi (Fossano 1634 o 1636 – Napoli 1688) pittore di origine piemontese, la cui opera nella sua fase espressiva avanzata è un buon amalgama di cultura romana e napoletana, fu un artista girovago ed itinerante, che ebbe modo di assorbire durante i suoi spostamenti per l'Italia numerosi influssi, fino alle lunghe soste stanziali tra Roma e Napoli.

Al secondo periodo romano dell’artista, tra il 1675 e il 1680, è riferibile l’esecuzione del dipinto maceratese la cui innografia, come già osservato da  Giuseppe Porzio, discende da un invenzione berniniana e si pone come precedente per un tema figurativo sviluppato da Francesco Solimena nel Borea del Ratto di Orthia e nel Tempo dell’Allegoria di Luigi  XIV.

La qualità della pittura, il controllo della composizione attraverso la padronanza del disegno, la forza dell'invenzione che lo portò quasi mai a replicare le medesime idee persino in dipinti dello stesso soggetto, fanno della sua arte un momento fondamentale per l'affermazione del Barocco a Napoli, tra la metà degli anni 1660 e la fine degli anni 1680, influenzando artisti come Francesco Solimena e Paolo de Matteis, con aperture non secondarie verso il Settecento.